Scoperta a Roma banda che importava materiale elettronico falso
Un’organizzazione di nove cinesi (ma i capi sono 4 legati tra loro da vincoli di parentela) che importava articoli contraffatti è stata scoperta dagli investigatori della Guardia di finanza del Comando provinciale. Oltre due milioni gli articoli sequestrati tra accendini, occhiali iPad prodotti non sicuri, in quanto non conformi alla normativa europea e nazionale. E sono scattati i sigilli anche al patrimonio della famiglia a capo dell’organizzazione: tra ville, auto di lusso e altri immobili avevano un patrimonio di 9 milioni di euro.
L’operazione è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, le indagini sono scattate nel settembre del 2009, in seguito al sequestro di altra merce contraffatta a imprenditori cinesi: in questa occasione i finanzieri del Nucleo tributario, guidati dal colonnello Francesco Vizza cominciarono a controllare i vari passaggi societari, fino ad arrivare a scoprire che dietro c’erano i quattro cinesi a capo dell’organizzazione appena smantellata. L’operazione denominata ”Città proibita”, ha permesso di sequestrare una rete di società con sede a Roma e in provincia, tutte riconducibili ai membri dell’organizzazione.
Pronti per essere immessi sul mercato, c’erano anche telefoni cellulari e smartphone con marchi falsi, accendini privi dei dispositivi di protezione e materiale elettrico di varia natura (generatori, climatizzatori, sistemi di vigilanza, lampade).
Attraverso accertamenti patrimoniali, indagini finanziarie e riscontri contabili, i finanzieri hanno individuato anche le ricchezze accumulate nel tempo dai capi e proposto all’Autorità giudiziaria il sequestro dei beni da 9 milioni di euro, un valore assolutamente sproporzionato rispetto alla dichiarazione del reddito che i cinesi dichiaravano. Le società coinvolte chiudevano i bilanci costantemente in perdita ed i componenti dell’organizzazione risultavano nullatenenti.
I finanzieri hanno proceduto al sequestro di una villa che si trova a Marino, un locale commerciale all’Esquilino, un capannone in via Portuense, una Porsche Boxster, gioielli ed oltre 300.000 euro in contanti.
«Il sequestro patrimoniale è stato possibile grazie alla legge 99, del 2009 che permette il sequestro dei beni in caso di associazione a delinquere finalizzata all’importazione e alla commercializzazione di articoli contraffatti e non sicuri – spiega il colonnello delle guardia di finanza Francesco Vizza- ed è un passo importante. A Roma ci sono diverse piccole organizzazioni criminali come questa appena scoperta, rivendono merce contraffatta che arriva di solito da Shangai e i soldi che guadagnano, e parliamo di milioni di euro, vengono in parte rimandati in Cina e in parte reinvestiti per acquistare altra merce contraffatta, e a volte i capi d’abbigliamento di marca finiscono anche nei negozi del centro. Non molto tempo fa abbiamo sequestrato dei piumini con il marchio contraffatto di una famosa marca in un negozio del centro».
Via|Ilmessaggero.it





















