Il governo è pronto a fare marcia indietro su alcune norme del decreto Romani sulla tv che prevede anche una maggiore regolamentazione di internet. Lo annuncia lo stesso viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, che replica duramente ai rilievi del presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò. Alla vigilia delle riunioni decisive delle commissioni competenti per il parere sul decreto, restano intanto le critiche dell’opposizione, che parla di «stretta sul web» e prepara un parere di minoranza, ma anche di parte della maggioranza: «Noi ex di An voteremo contro», promette Luca Barbareschi.
Nel suo intervento in commissione alla Camera, Romani stigmatizza i «toni accesi» e le affermazioni «discutibili» di Calabrò, lamentando la scarsa collaborazione con l’esecutivo. Calabrò sbaglia, in particolare, secondo Romani, a criticare le norme sul web: «Non abbiamo nessuna intenzione di avvicinare l’Italia al modello cinese».
Su questi aspetti, comunque, il testo sarà meglio precisato. Se «è la stessa direttiva Ue a stabilire che web tv e live streaming siano da considerare servizi tv», i siti che «mettono a disposizione on demand video realizzati da terzi e li sfruttano sul piano commerciale vanno assimilati al video on demand tradizionale». Quanto all’autorizzazione generale, cioè alla revoca di inizio attività per i nuovi siti, spiega Romani, riguarda solo gli aspetti amministrativi e spetta al ministero sulla base però dei criteri fissati dall’Autorità.
Piena apertura, invece, dal governo sull’audiovisivo: sarà infatti ripristinato il testo originario dell’articolo 44 del Testo Unico della radiotelevisione, che prevede quote di trasmissione (il 10% per le tv private, il 20% per la Rai) e di investimento (il 10% dei ricavi per le private, il 15% per la Rai, da definire in combinato disposto con il contratto di servizio) in opere europee realizzate da produttori indipendenti.
Duro il commento di Paolo Gentiloni (Pd): «Le modifiche annunciate da Romani non cambiano la gravità della stretta prevista per Internet». Partito democratico, Idv e Udc domani mattina incontrano le organizzazioni sindacali e le associazioni di cinema, fiction e rete in vista del parere sul decreto, mentre i radicali con il segretario Mario Staderini si dicono «pronti alla disobbedienza civile».
Restano le frizioni anche nella maggioranza: «Trovo vergognoso quello che sta accadendo: noi ex di An voteremo compatti contro», annuncia Barbareschi, convinto che con le nuove norme «100 mila persone rischiano di andare a casa entro l’anno».
Via|Il Messaggero
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